Alla conclusione dei XXV Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina 2026, in attesa di quelli Paralimpici, presso la Parrocchia romana di S. Maria Madre della Misericordia si è parlato delle origini cristiane dell’Olimpismo a fine ‘800 con Angela Teja, storica dello sport e coordinatrice di un gruppo romano di “missionari” dello sport, che da qualche anno si
propone di raccontare “l’invisibile”, cioè l’ispirazione che, alla pari di tutte le azioni umane, anche per lo sport viene dall’Alto.
Organizzatori e pubblico sono stati accolti dal parroco don Saggiu che nel suo breve saluto ha ricordato che occasioni culturali come quella che si stava per vivere potevano mostrarsi di grande utilità per l’apostolato. E infatti le persone raccolte, prevalentemente i genitori dei bambini impegnati con l’oratorio dopo la Santa Messa delle 10, si sono mostrate interessate e partecipi alla presentazione di una storia che è anche il racconto delle radici dello sport ricche di spiritualità.
Il coordinatore dell’evento Marco Savelloni ha portato i saluti del Forum delle famiglie del Lazio e della sua presidente Lidia Borzì dando in vari momenti gli  spunti sull’importanza che lo sport riveste nella vita delle famiglie. Al dibattito che si è sviluppato durante l’incontro ha partecipato anche il presidente di Assoconfam Pino Bendandi, già alla guida nazionale dell’Us Acli negli anni di maggior sviluppo del Movimento sportivo cattolico italiano.
Ben si è colto da parte di tutti che Pierre de Coubertin, l’inventore dei Giochi Olimpici moderni, abbia preso spunto da quelli antichi, veri e propri riti religiosi dedicati alle divinità pagane, il che potrebbe significare che il progetto originario dell’Olimpismo moderno sia nato in un ambito che non è stato solo pacifista e filantropico. Elementi questi che il Presidente della Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport, Daniele Pasquini, ha evidenziato nel suo saluto iniziale ai partecipanti all’incontro. Nell’occasione è stato ricordato che p. Henri Didon, il Domenicano inventore nel 1891 del Motto Olimpico “Citius, altius, fortius”, è stato l’oggetto di uno studio approfondito di Angela Teja, raccontato dalla stessa in un libro (Padre Henri Didon. Un Domenicano alle radici dell’olimpismo, Ave 2024) pubblicato nella Collana della Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport “Laudato sì sport”, che ad oggi annovera ben cinque testi di “spiritualità cristiana” inerenti lo sport. E’ stato anche ricordato che da questo libro ha preso spunto la giovane regista Valeria Iacampo per dar vita, con il suo gruppo di arti performative, alla performance teatrale sui valori dello sport “Citius, altius, fortius”, uno spettacolo rappresentato in questi giorni a Livigno e a Milano, e che il 4 marzo si svolgerà al Nuovo Teatro San Paolo (v.le San Paolo 12) con due spettacoli, alle ore 9,30 e alle ore 17, cui tutti sono invitati.Un mondo affascinante quello della spiritualità cristiana sottilmente sotteso allo sport e alle sue origini, che nell’occasione di domenica 22 febbraio si è iniziato ad affrontare in questa storica Parrocchia romana del Prenestino e su cui ci si propone di continuare a riflettere grazie al generoso aiuto dello staff parrocchiale. Attraverso il famoso Motto Olimpico, infatti, c’è l’occasione di evidenziare come lo sport, nella sua esperienzialità, partecipi
attivamente alla conquista delle Virtù da parte di chi lo pratica, e pertanto utile strumento di formazione per i giovani. P. Didon aveva infatti creato con i suoi studenti una vera e propria “palestra di Virtù” in cui, attraverso l’esercizio fisico, era riuscito a far trapelare anche l’insegnamento della Volontà, della Prudenza, della Temperanza, del Coraggio, della Giustizia e in genere di tutte le Virtù. Queste infatti si possono leggere attraverso l’immagine concreta dello sport e delle sue varie fasi. Si pensi alla tenacia e alla durezza degli allenamenti e delle gare, al superamento del dolore anche fisico talvolta, alla sfida audace del superamento di sé, alla messa a frutto del proprio talento, al senso dell’unione e della collaborazione, all’obbedienza e alla disciplina ma anche all’auto-determinazione, e via discorrendo. L’elenco delle situazioni virtuose che lo sportivo può raggiungere dando il Il meglio di sé è molto ampio e va al di là del solitamente citato e utile fine pacificatore delle Olimpiadi, del fair play e della necessaria uguaglianza sociale dello sport per tutti, un termine quest’ultimo che era stato coniato dallo stesso Coubertin. Perché, come il celebre Domenicano aveva affermato in uno dei suoi scritti: “Si è primi davanti a Dio e davanti agli uomini quando si è tirato fuori da sé tutto quello che si può tirare”. Come si vede, un invito a dare il meglio di sé nella vita e nello sport valido ancora oggi. Fernand Ruscito, Direttore Tecnico Calcio del Sant’Anna di Morena e componente di Missione Sport, era presente ed è intervenuto su questa tematica dialogando con il pubblico.
A Santa Maria Madre della Misericordia si è dimostrato valido il ruolo del racconto storico per focalizzare l’attenzione dei nostri giorni su punti essenziali e fondanti della modernità e spesso del nostro vivere quotidiano. Gli scritti di p. Henri Didon si mostrano infatti ancor oggi ricchi di utili insegnamenti per i giovani, i veri protagonisti della nostra società, specie se intesa come Comunità cristiana. Per cui è stato naturale passare con il pubblico ad una lettura valoriale, in base agli insegnamenti di p. Didon, di alcuni episodi dei XXV Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina, vicende che sono state definite “eroiche” dai mass media in questi giorni, come per esempio le imprese vittoriose di Federica Brignone, che lo stesso p. Didon avrebbe definito in questo modo. Così infatti il Domenicano si era espresso in “Les énergies Humaines”, discorso pronunciato ai suoi studenti nel novembre del 1896, primo anno olimpico moderno, per sottolineare l’importanza di “allenare” le energie fisiche e spirituali che tutti possediamo, di farlo in maniera progressiva e costante perché queste non si atrofizzino. P. Didon tra le attività stimolanti di questo necessario allenamento, accanto all’interesse e al piacere che muovono certe attività, come il senso di ambizione e di onore da raggiungere rispettando gli altri, il senso del dovere e la coscienza da formare, egli ricorda lo spirito cristiano che irradia massimamente dall’Amore, dal senso di affetto caritatevole da mostrare verso gli altri, perché “chi ama può tutto – egli scrive- e diventa un eroe!”
L’incontro in questa ospitale Parrocchia del Prenestino ha dunque conquistato l’interesse dei partecipanti, dovuto probabilmente al fascino del racconto storico sulle origini dell’Olimpismo ma anche all’inedito accostamento proposto tra sport e Virtù cristiane, tanto da programmare nuovi incontri al riguardo. Il fine è quello di progredire gradualmente nella conoscenza della spiritualità cristiana se pur da un inconsueto punto di vista, ma sempre “verbis et exemplo”, come ci ricorda il motto questa volta dei Domenicani.

Per info:
Marco Savelloni
3389424449 
m.savelloni@gmail.com