La seconda giornata della Coppa del Sorriso si è svolta il 9 maggio sui campi della Stella Azzurra Marconi, centro sportivo situato all’ingresso della Via Del Mare che può essere considerato un po’ il regno del padel, ma dispone anche di un campo di calcio a 8 e tre di calcio a 5. Qui, svolge la propria attività il gruppo degli Insuperabili (in realtà andrebbe letta In-Super-Abili, il che fa tutto un altro effetto!), tornati nella nostra manifestazione dopo un anno di assenza.
Si tratta di una realtà di grandissima importanza a livello nazionale, essendo di fatto quella che ha creato le scuole calcio per disabili. Tutto cominciò a Torino nel 2012, poi la Fondazione Insuperabili si è espansa a macchia d’olio su tutto il territorio nazionale, con ben 19 sedi e 800 atleti. Quella di Roma è partita nel 2013 ed oggi lavora con circa 80 atleti – distribuiti fra Stella Azzurra e Roma 6 – e 15 coach. Uno staff poderoso, diretto da Maria Jole Volpi, che si divide in diversi gruppi in base alla tipologia di disabilità.
“La nostra – afferma la responsabile – è stata un’idea vincente, che ha coinvolto tante famiglie e permette ai ragazzi di crescere in autonomia, autostima e salute, oltre che di raggiungere risultati importanti a livello FIGC DCPS calcio a 7. La contemporanea presenza di allenatori, psicologi e educatori ci permette di lavorare sulla globalità della persona, fino ai minimi dettagli.”
E’ ormai riconosciuto che il calcio, e lo sport in genere, è un vero e proprio toccasana per le persone con disabilità, ma Maria Jole Volpi ci tiene a rimarcare che la sua funzione primaria è quella di “educarli a gestire le relazioni interpersonali e le emozioni, ad affrontare gli ostacoli e le sconfitte, a metterli di fronte all’impegno e al sacrificio.”
Una scelta sicuramente coraggiosa è sicuramente quella di mandare i ragazzi in campo senza partner: “A volte possono nascere delle difficoltà – afferma Maria Jole – , ma il farli giocare da soli li porta a impegnarsi di più e stiamo notando che col tempo la scelta funziona bene”.
C’è però un obiettivo ancora più alto da raggiungere, secondo la responsabile di Insuperabili Roma: “Dobbiamo giungere a un cambio culturale nello sport per questa tipologia di atleti, uscendo dall’assistenzialismo per riconoscerlo come pratica sportiva a pieno titolo, magari arrivando un giorno al professionismo. Per le persone con disabilità giocare deve essere la normalità e non l’eccezione, ma ancora oggi scontiamo una carenza di informazione che non permette alle famiglie dei ragazzi di entrare in contatto con le nostre realtà.”























